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29
Sep
2015

Scandalo Google sul Financial Times

Scandalo Google sul Financial Times

A pochi giorni dal suo diciassettesimo compleanno, il 27 settembre, Google ha dovuto affrontare lo scandalo scoppiato a seguito di un articolo del Financial Times che denuncia come il primo motore di ricerca abbia gonfiato il traffico a pagamento su YouTube, facendo pagare agli inserzionisti anche le visite generate dai bot: “il sistema pubblicitario di Google ha fatto pagare le visite di bot anche quando YouTube le aveva esplicitamente classificate come false”.

Secondo una ricerca condotta da un gruppo di esperti, pare infatti che Google abbia messo sul conto anche le visite dei bot, ovvero software automatici che simulano il comportamento degli utenti.

Testando le prestazioni di cinque tra le piattaforme video più importanti del web, YouTube, Vimeo, Dailymotion, MyVideo.de e TV UOL, i ricercatori hanno rilevato che il canale di condivisione di video di Google gode di un sistema di rilevazione di visualizzazioni maggiormente efficiente rispetto agli altri e di un sistema di identificazione di visualizzazioni fasulle estremamente efficace.

Con l’escamotage di creare ad hoc dei bot e di reindirizzarli verso i video caricati sul proprio canale YouTube, sul quale avevano acquistato spazio pubblicitario, i ricercatori hanno scoperto in definitiva che Google AdWords aveva messo in conto non solo le visite reali degli utenti di YouTube, ma anche il flusso di traffico generato dai bot.

In sintesi, lo scandalo emerso rivela che Google fa pagare agli inserzionisti anche i clic generati in maniera automatica e non solo quelli provenienti dagli utenti in carne ed ossa e che, per di più, lo fa consapevolmente.

Se infatti è dimostrato che il sistema di conteggio e di identificazione delle visualizzazioni di Google funziona in maniera ottimale, come si spiega che su 150 link provenienti dai bot reindirizzati a due soli video, Google AdWords abbia fatto pagare ai ricercatori 91 clic quando YouTube ha stimato solo 25 visualizzazioni reali?  

Google cerca di difendersi negando di essere al corrente della falla del sistema, sempre ammesso che di falla si tratti stando ai risultati dell’analisi dei ricercatori; sta di fatto che YouTube è una piattaforma di Google, di conseguenza è difficile pensare che il sistema che governa YouTube si comporti in maniera diversa o indipendente dal sistema del suo creatore.

Ma perché il Financial Times grida allo scandalo? Oggi il marketing on line è fondamentale per qualsiasi azienda o privato che voglia acquisire visibilità in rete, e le campagne di Google Advertising sono il modo più efficace e veloce per visualizzare il proprio annuncio pubblicitario in prima pagina sul motore di ricerca più utilizzato dagli utenti in tutto il mondo. Si tratta dunque di un giro d’affari enorme, e se fosse vera l’esistenza di discrepanze tra visualizzazioni reali e clic a pagamento, si tratterebbe di una truffa altrettanto enorme.

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