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25
Sep
2009

La legge vieta che il sospetto diventi controllo

Il Garante della Privacy fa chiarezza nei casi di monitoraggio della navigazione online dei dipendenti aziendali.

Lo statuto dei lavoratori protegge chi usa il web, si vieta qualsiasi tipo di software atto a controllare i siti che si visitano. Il Garante della Privacy ha confermato che il monitoraggio continuo e costante dell’attività online dei dipendenti costituisce un vero e proprio illecito.

Il caso è stato sollevato da un dipendente della Italian Gasket. L’azienda bresciana aveva deciso il suo licenziamento nel novembre 2007 a seguito di un’azione di sorveglianza online durata 9 mesi.
L’intercettazione e la memorizzazione di pagine web visitate, la durata delle connessioni e ogni informazione riguardante il browsing durante le ore lavorative era stata possibile grazie all’uso di “Squid”. L’applicazione software open source era stata utilizzata all’insaputa del dipendente e per controllare i suoi “movimenti” online.

L’accusa che ha portato al suo licenziamento era di violazioni delle normative interne, su tutte l’uso del computer per attività extralavorative e l’abuso della banda disponibile con un downloading eccessivo.

Ma gli accertamenti effettuati risultavano violare l'art.4 comma 1 dello Statuto dei Lavoratori.

Lo spionaggio e l’uso dei dati senza il consenso dell’interessato, la non pertinenza e l’ eccedenza dei dati raccolti, il monitoraggio di un unico soggetto in modo prolungato e costante, ha costituito l’illecito. Il Garante si è pronunciato a favore del reclamo presentato dal dipendente ed è giunto a formulare un provvedimento nei confronti della Italian Gasket: «L'installazione di un software appositamente configurato per tracciare in modo sistematico la navigazione in Internet del lavoratore viola, infatti, lo Statuto dei Lavoratori, che vieta l'impiego di apparecchiature per il controllo a distanza dell'attività dei dipendenti. Peraltro la società non aveva neanche provveduto ad attivare le procedure stabilite dalla normativa qualora tale controllo fosse motivato da "esigenze organizzative e produttive" (accordo con le rappresentanze sindacali o, in assenza di questo, autorizzazione della Direzione provinciale del lavoro)».

Gli atti del caso e il relativo provvedimento sono stati trasmessi all’autorità giudiziaria, che, se necessario, potrà agire anche in sede penale nei confronti della società.

Di tale materia sia le aziende che i dipendenti hanno ancora poca informazione ed esistono sistemi che permettono di evitare tali problematiche, ad esempio al fine di limitare l’accesso ad internet o impedire il download illegale di file possono essere create delle blacklist di siti non inerenti all’attività lavorativa e impostati dei filtri di navigazione.

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