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20
Aug
2012

Il caso Honan

Lo scandalo dell’estate riguarda il problema sulla sicurezza in rete, in particolare come i servizi di gestione delle password offerti da Apple e Amazon siano insufficienti a proteggere l’identità digitale degli utenti.

Da un rapido excursus sulla vicenda che ha coinvolto il giornalista di Wired, Mat Honan, si può facilmente dedurre quando il backup dei propri dati su un supporto esterno sia ancora il miglior metodo per salvaguardare i propri dispositivi digitali da eventuali attacchi di pirateria informatica.

Lo scorso 3 agosto Mat Honan scopre che i suoi Mac, iPhone e iPad, sui quali aveva raccolto un intero anno di informazioni riguardanti il suo lavoro e la sua vita, sono completamente vuoti e che tutti i dati in essi contenuti sono stati cancellati da remoto. Inoltre, nei vari passaggi effettuati per cercare di capire l’accaduto, Honan scopre che il suo account Google è stato eliminato e quello di Twitter modificato da qualcuno che sta twittando messaggi razzisti.

Questo qualcuno si fa chiamare Phobia, rivendica l’attacco hacker e dice di avere solo 19 anni. Come ha potuto fare tutto questo in soli 27 minuti? Infilandosi tra una falla e l’altra delle procedure di recupero degli account di Apple e Amazon: infatti, le ultime 4 cifre della carta di credito che Amazon non tiene criptate sul proprio sito servono per recuperare i dati di accesso dell’account iCloud.

La notizia fa il giro del mondo, del resto ad essere stato colpito è un giornalista di Wired. Forse il movente potrebbe trovarsi nel fatto che proprio una persona che sfrutta la comunicazione a 360 gradi possa fare da cassa di risonanza per la visibilità dell’attacco hacker.

Tuttavia, l’aspetto che chiama in causa maggiormente i due colossi digitali è un altro: quelli di Wired sono riusciti a ricostruire tutte le fasi dell’attacco subito da Honan e sono altresì riusciti a rimetterlo in atto su un altro account ottenendo lo stesso risultato di Phobia.

Se dunque da una parte Honan ha commesso delle piccole ingenuità (e come lui chissà quanti utenti) utilizzando password facili e concatenate tra loro nei vari servizi web, è comunque palese che falle nelle infrastrutture iCloud e Amazon ci sono eccome e che la privacy degli utenti potrebbe non essere al sicuro.
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