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01
Feb
2012

Google semplifica le norme sulla privacy

Aprendo la propria casella di posta elettronica, se si ha un account Gmail,  da qualche giorno compare la schermata con la notifica di Google che informa gli utenti che 60 diverse norme sulla privacy in tutti i servizi Google saranno sostituite con una normativa unica.

In un primo momento si potrebbe pensare che finalmente qualcuno ha deciso di snellire una parte della burocrazia e di semplificare il sistema di gestione delle informazioni, difatti è ciò che Google si promette di fare a partire dal 1° marzo di quest'anno.

Circa il problema della privacy però la questione diventa subito abbastanza scivolosa e le reazioni che fin ora ci sono state appaiono, come di solito accade, su fronti opposti: per i “googleiani” e il popolo di Android ben venga che, come viene sostenuto nella dichiarazione di Google agli utenti, tutto sia convogliato in un unico account così da semplificare l’usabilità delle varie piattaforme, da Youtube a Google+ a Gmail; per gli attivisti si tratta di un ulteriore e massiccio attacco alla privacy degli utenti del web.

La privacy in rete è ormai un dilemma e non sembra ben chiaro a nessuno chi davvero garantisce che i dati iniettati in internet vengano preservati, tenuti nascosti negli archivi e rispettati come diritti fondamentali dell’individuo, anche se Google ci tiene a ribadire che: “Non venderemo mai le tue informazioni personali e non le condivideremo senza la tua autorizzazione (tranne in rare circostanze quali richieste legali valide).”

È vero anche però che non tutte le persone usano il web allo stesso modo e così come ad alcuni piace condividere anche le foto del matrimonio su Facebook, altri adottano un uso critico della rete e scindono in maniera consapevole la propria vita “pubblica”, quella sul web, sui social network e sui vari profili tipo Linkedin, dalla propria vita privata.

E allora la privacy diventa fondamentale, perché c’è sempre un margine che per così dire assorbe aspetti di vita privata, anche quando siamo così accorti da non esporre la faccia o il proprio nome sul web, perché, come hanno predetto già negli anni ’80 gli scrittori cyberpunk, la tecnologia è ormai entrata fin dentro i nostri corpi.

Così, la semplificazione che Google adotta per consentire una migliore fruibilità dei propri servizi, con tanto di suggerimenti che indirizzano l’utente verso quello che si ipotizzano siano le sue preferenze, suona anche come una semplificazione delle identità in un’unica categoria quando, fin dall’inizio dell’era di internet, non si fa che parlare di multidentità o di identità fluttuanti.
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