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19
Nov
2011

Google https: navigazione sicura o criptata?

Il 19 ottobre Google ha reso noto che l’indirizzo http://www.google.com è cambiato in https://www.google.com.

I significati di questa modifica sono profondi e hanno scatenato moltissime polemiche, anche aspre, nel popolo della rete, in particolare nel mondo SEO.
Innanzi tutto, l’estensione https ha due valenze: da una parte vuol dire sicura, dall’altra criptata. Infatti le query che d’ora in poi vengono digitate sul motore di ricerca non potranno più essere tracciate dagli strumenti di web analytics, compreso Google Analytics, ma seguiranno un protocollo SSL (Sicure Socket Layer).
Questo però vale solo per gli utenti loggati ad un account Google (Gmail, Google+, ecc…), il traffico organico dei quali è classificato come “not provided”; questo significa che quando un utente effettua una query di ricerca ed approda su un determinato sito, non sarà più possibile rintracciare la parola chiave che ha generato il traffico proveniente da Google e monitorare in modo dettagliato le campagne di web marketing.

Gli utenti loggati dunque sono reindirizzati di default all’https, mentre per tutti gli altri rimane la libera scelta se navigare “in sicurezza” oppure rimanere sganciati dalle strategie di Google.
Da Mountain View arriva la voce rassicurante secondo la quale questo cambiamento avrebbe come obiettivo principale quello di proteggere la privacy degli utenti attraverso la criptazione dei dati sensibili di coloro che sono loggati su Google.

In realtà l’operazione non convince tanto poiché, dall’altro verso, potrebbe spingere la massa degli utenti che non usufruisce degli strumenti di Google ad iscriversi ad un account per avere maggior protezione. Di conseguenza, ciò porrebbe l’azienda in una posizione dominante rispetto alle altre, a maggior ragione del fatto che Google rimarrebbe l’unico in assoluto a poter consultare e gestire gli stessi dati che nasconde a tutti gli altri.

Per quanto riguarda il coro dei SEO, in linea generale si registra un malcontento diffuso, in quanto l’impossibilità di conoscere quale parola chiave genera più traffico comporta delle serie difficoltà non solo a livello di metodo di analisi ma anche rispetto ad un rapporto di trasparenza che viene adottato nei confronti dell’azienda.

D’altro canto, rivolgere una maggiore attenzione alle conversioni, ovvero alle azioni che gli utenti portano a termine durante la navigazione in un sito (acquisto di un prodotto/servizio, invio di un modulo di contatto, ecc…), contribuisce a realizzare un guadagno effettivo per l’azienda in termini di azioni concrete del cliente e non solo di visibilità del brand.
Inoltre, per le campagne di pubblicità advertising, Google AdWords non andrà a criptare le keywords che generano traffico, anche se in questo caso si tratta di uno strumento a pagamento.
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