Normativa Cookie
Questo sito utilizza i cookies, leggi. Proseguendo con la navigazione, si accettano tali cookies Accetto
14
Nov
2016

Facebook e WhatsApp indagati dall’antitrust

Facebook_WhatsApp_novembre_2016

Nel Regno Unito è stato il garante della privacy ad intervenire in merito a quello che poteva essere un accordo storico tra Facebook e WhatsApp ma che potrebbe anche violare le regole dell’anti trust.
Infatti, nessuno ha mai fornito chiarimenti riguardo a come il social network intendesse gestire l’enorme mole di profili derivanti dalla app mobile, se non con la promessa di migliorare, non si sa bene come e perché, l’esperienza dell’utente.

La condivisione dei dati tra Facebook e WhatsApp viene dunque bloccata dalle autorità inglesi, che hanno minacciato le due società di procedere con ulteriori indagini e possibili sanzioni.

Il Regno Unito spalanca la porta al dubbio che anche in altri paesi stava cominciando ad insinuarsi tra gli organi di vigilanza, il cui compito è di tutelare la privacy dei cittadini ed evitare che si verifichino casi di concorrenza sleale tra le aziende; Germania e India avevano già ottenuto la sospensione della condivisione dei dati mediante azioni legali contro i due colossi della comunicazione digitale.

In particolare, ciò che si contesta è il fatto che se da una parte Facebook non ha spiegato nulla su cosa intende fare con le informazioni degli account di WhatsApp, che contengono una marea di dati sensibili appartenenti all’utente, dall’altra WhatsApp non ha pure esplicitamente chiesto ai propri utenti di fornire il loro consenso alla condivisione dei dati su Facebook. Non è strano che siano intervenuti i garanti della Privacy e della Concorrenza di mezza Europa e che l'Information Commissioner's Office abbia ottenuto l’immediata sospensione della condivisione dei dati tra WhatsApp e Facebook degli utenti britannici.

Per l’Italia, ben due sono i procedimenti istruttori già avviati dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per «presunte violazioni del Codice del Consumo»: con il primo si vuole accertare se il gruppo Facebook Inc., di cui fa parte WhatsApp, abbia di fatto costretto gli utenti ad accettare i nuovi termini del servizio al fine di trasferire i dati da una piattaforma all’altra; con il secondo procedimento, l’Autorità garante della Concorrenza ha supposto inoltre la vessatorietà di alcune clausole che riguardano le condizioni di servizio per l'utilizzo di WhatsApp.

Il vero problema è che la maggior parte delle persone che vivono immerse nei dispositivi mobile fino al rischio di incorrere in disturbi da dipendenza, si cominciano a registrare casi anche in Italia, non sa che queste aziende che propongono servizi gratuiti in realtà fanno i miliardi incrociando i dati degli utenti, spesso forniti senza alcuna consapevolezza e, in alcuni casi, addirittura “rubati” senza un esplicito consenso a norma di legge. È dunque compito delle autorità intervenire tempestivamente a tutela del consumatore ed utilizzare tutti gli strumenti legislativi a disposizione per contrastare ogni tipo di violazione o trust e, quando non bastano, chiedere che venga aggiornata la legislatura.

Sarebbe anche urgente compito dell’informazione, della politica e delle istituzioni fornire alle persone, soprattutto ai giovani e ai meno esperti, maggiori nozioni circa l’utilizzo consapevole delle nuove tecnologie e delle piattaforme di comunicazione.
 
 

DOVE
Via Longhi 14/a
40128 Bologna (BO) Italia
CHIAMACI
tel +39.051.538403
fax +39.051.7459506
SCRIVICI
info@dmlogica.com